giovedì 23 maggio 2013

DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA TRAMITE INTERNET: UTOPIA O POSSIBILE CREAZIONE?
(I Parte)




In questo periodo di esplosione dell’utilizzo del mezzo Internet, si sente spesso parlare di democrazia partecipativa tramite la Rete.  Ma è possibile come scenario futuro o solo una nuova utopia? E se fosse possibile realizzarla, ci sarebbero più benefici o potremmo avere ancora meno importanza nel sistema democratico?

Sicuramente in Italia questo è un concetto nuovo, ma  può essere ricondotto alla democrazia diretta nata nell’Antica Grecia dove  il potere era esercitato direttamente dal popolo e i cittadini (esclusi naturalmente gli schiavi, donne e cittadini stranieri) si riunivano nell'agorà per discutere attivamente di leggi o posizioni politiche da prendere. Nel tempo questo concetto si è sempre evoluto ed abbiamo ancora esempi anche nella nostra Democrazia Parlamentare. Infatti i referendum e le leggi a proposta popolare sono gli ultimi strumenti di democrazia diretta che il popolo può ancora usufruire, visto che il nostro sistema democratico si definisce di tipologia indiretta o rappresentativa.  

Sulla concezione moderna di democrazia hanno avuto grande influenza le idee illuministe, le rivoluzioni dell'Ottocento, in particolare la Rivoluzione francese con il suo motto di libertà, uguaglianza e fratellanza. Tutte le carte costituzionali moderne  vertono su dei principi basilari:
1. separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario);
2. il suffragio universale; 
3. primato della costituzione;
4. uguaglianza della legge per tutti i cittadini;
5. Parità dei Diritti e dei Doveri.
Questi sono i principi fondamentali di tutte le democrazie rappresentative moderne mentre i metodi per applicare questi presupposti sono i più disparati e variano da nazione a nazione (sistemi democratici e leggi elettorali).

La definizione seguente di democrazia partecipativa attuale, secondo il mio modesto parere, è stata scritta in modo semplice così che tutti possano capire di cosa si sta parlando, ed è per questo che ve la sto sottolineando:
La Democrazia Partecipativa consiste nel permettere ai cittadini di poter interagire con la politica attiva e discutere con i loro partiti e movimenti di riferimento, da esterni, quindi da non tesserati, sulle tematiche del momento, costituendo di fatto una sorta di "primarie virtuli" che indirizzeranno i vari movimenti verso una meta comune.
La possibilità di eleggere direttamente i candidati preferiti, incide direttamente anche sui partiti che, senza la necessità di fare elezioni primarie, avranno evidenti chi sono i candidati dominanti nel proprio partito o coalizione, non più per potere economico, ma per libera scelta elettiva.[1]

Se fosse solo questa l’ipotesi di democrazia partecipativa non ci sarebbero molte obiezioni di principio che si potrebbero fare, anche se qui le obiezioni tecniche si scontrano con la fattibilità di un simile processo. Però, l’idea di democrazia partecipativa che ha molto consenso oggi, non verte solo sulla scelta di candidati e programmi, ma mira ad una sorta di referendum indirizzativo e vincolante per gli eletti. In pratica si vuole usare un sistema rappresentativo, come può essere il nostro, con l’applicazione vincolante del parere degli elettori su tutte le questioni rilevanti che in una legislatura possono essere discusse in Parlamento (se non tutte le più importanti). 
Proprio questo processo è, per me, al quanto allarmante in quanto si uscirebbe del tutto dal sistema rappresentativo poiché gli eletti perderebbero il potere legislativo come lo conosciamo. 
Facciamo un esempio per far capire meglio questa situazione paradossale che si rappresenterebbe con un sistema del genere:
Dopo le elezioni e lo spoglio dei voti avremo dei parlamentari che non hanno più il potere legislativo che gli viene assegnato dalla Costituzione in quanto le loro proposte dovrebbero prima essere sottoposte al giudizio dell’elettorato. Inoltre dovrebbe far sue battaglie che potrebbe non voler combattere, in quanto l’elettorato potrebbe votare ipotesi di legge che poi dovrebbe riferire in Parlamento e non per forza condivise dal deputato o senatore. Più che un Parlamentare nel vero senso della parola, sarebbe solo un portavoce del popolo. 
E’ proprio su questo punto che vedo delle contraddizioni enormi. Se ogni deputato deve rendere conto su ogni questione, o le più importanti,  al suo elettorato, che senso ha tenere in vita una democrazia rappresentativa? Perché pagare delle persone per fare solo dei portavoce?

Tutta questa parte del discorso sottointende  anche un concetto difficile da applicare: l’elettorato è sempre informato e tutti dicono la loro su tutte le questioni.
Come sappiamo, l’amore per la politica, varia da stagione a stagione. E se prendiamo degli esempi già attuati di democrazia partecipativa vediamo che la questione numerica non è per niente da sottovalutare (le Quirinarie del Movimento 5Stelle per numero di votanti sono state un grande flop, in quanto hanno partecipato all’incirca 45.000 persone su un elettorato di 8milioni di persone, esattamente lo 0.56% dell’elettorato di Grillo ha partecipato alle votazioni online per il presidente della Repubblica).
Se il principio di dare più potere al popolo è questo, non mi sembra che la sua attuazione abbia colpito l’obiettivo prefissato di far partecipare tutti alle questioni del Pease. Inoltre siamo sicuri che il volere del popolo sia sempre giustificato e fuori dalle emozioni e influenze  che possono portare certe discussioni? 
Sicuramente no, in quanto il popolo ha una forte componente emotiva (qui in Italia serve la componente emotiva anche per i parlamentari, basti andar a vedere le leggi che sono state create dopo Tangentopoli e  le stragi mafiosi e cosa invece non è stato fatto prima, come se Tangentopoli l’abbiano creata i giudici e non i politici e come se la mafia non esistesse prima degli attentati eclatanti che hanno dato alla ribalta alle reazioni politiche come il carcere duro e il concorso esterno di stampo mafioso), ed è giusto che sia così, ma il problema rimane: si può lasciare il potere legislativo (o almeno le proposte legislative) al popolo che è sottoposto a pressioni e disinformazioni continue?
Per una democrazia partecipativa la questione informazione diventa di vitale importanza, in quanto un controllo dei media potrebbe indirizzare la massa su determinate posizioni. Ma non è solo il controllo di un media che preoccupa (e qui in Italia sappiamo bene cosa sia il problema media-potere) perché con una piattaforma come la Rete il controllo in toto sarebbe impossibile. Nessuno riesce a controllare tutta la Rete poiché per definizione la Rete è infinita e in continuo progresso.
Ma come tutti i media che adesso chiamiamo tradizionali, anche per la Rete rimane un problema di fondo: chi è presente da più tempo sulla Rete avrà sicuramente più rilevanza di chi sarà costretto ad impararla ad usare. Facciamo un esempio tutto italiano:
i video di Grillo sono tra quelli più visitati dagli utenti italiani, se l’unico mezzo di informazione fosse la Rete, quasi certamente il Movimento5Stelle avrebbe raggiunto ancora un maggior successo. Cosa vogliamo fare una nuova par condicio per la Rete? Impossibile in quanto la Rete per definizione è libera. Allora come risolvere il problema di visibilità? (non si trovano soluzioni degni di nota, in quanto questo problema spesso non è neanche menzionato da chi propone questo tipo di democrazia, spesso con la scusante del tipo: “è colpa mia se vedono i miei video milioni di persone e quelli dei politici li vedono mille persone?” Sicuramente non è colpa di chi a successo ma si può contestare il fatto che il successo deva nascondere altre opinioni e non affronta per niente il problema di fondo che si chiama visibilità).

Non dovremmo mai arrivare a pensare che la democrazia sia soltanto la possibilità di dire "sì" o "no" alla proposta che mi fa qualcun altro. "Democrazia" è partecipare all’intero processo di decisione riguardo ad un determinato problema. La volontà popolare può essere manipolata o influenzata, determinata da emozioni o interessi particolari. Se la democrazia fosse ridotta per intero al "voto elettronico", vorrebbe dire che tutte le decisioni, anche le più banali, potrebbero essere costantemente sottoposte al giudizio del cittadino. La democrazia, invece, è maggiore quando si ha la possibilità di intervenire sin dall’inizio del procedimento. STEFANO RODOTA’ [2]