lunedì 22 aprile 2013

Quanto a me abborro la pena di morte istituita dalle vostre leggi e non ho per Luigi né amore né odio. odio solo i suoi delitti. lo ho chiesto l'abolizione della pena di morte all'assemblea che chiamate ancora costituente e non è colpa mia se i primi principi della ragione le sono sembrati eresie morali e politiche. Ma se voi non vi siete mai sognati di reclamarli in favore di tanti poveri diavoli i cui delitti sono meno imputabili a loro che al governo, per quale fatalità ve ne ricordate soltanto quando si tratta di patrocinare la causa del più grande dei criminali? Chiedete un'eccezione alla pena di morte proprio per il solo caso che può legittimarla? SI, la pena di morte in generale è un delitto e ciò per l'unica ragione che essa non può essere giustificata in base ai principi indistruttibili della natura, salvo il caso in cui sia necessaria alla sicurezza degli individui o dei corpo sociale. Ebbene, la sicurezza pubblica non lo richiede mai contro i delitti ordinari, perché la società può sempre prevenirli con altri mezzi e mettere il colpevole nell'impossibilità di nuocerle. Ma quando si tratta di un re detronizzato nel cuore di una rivoluzione tutt'altro che consolidata dalle leggi, di un re il cui solo nome attira la piaga della guerra sulla nazione agitata, né la prigione, né l'esilio, possono rendere la sua esistenza indifferente alla felicità pubblica, e questa crudele eccezione alle leggi ordinarie che la giustizia ammette può essere imputata soltanto alla natura dei suoi delitti. lo pronuncio con rincrescimento questa fatale verità.
lo vi propongo di decidere seduta stante la sorte di Luigi. Per lui, io chiedo che la Convenzione lo dichiari da questo momento traditore della nazione francese e criminale verso l'umanità; chiedo che essa dia al mondo un grande esempio nello stesso luogo dove sono motti il 10 agosto i generosi martiri della libertà. lo chiedo che questo memorabile avvenimento sia consacrato da un monumento destinato a nutrire nel cuore dei popoli il sentimento dei loro diritti e l'orrore dei tiranni, e nell'anima dei tiranni il terrore salutare della giustizia dei popolo.


robespierre
(Da La rivoluzione giacobina, a cura di G. Cantoni, Milano, 1953)