Quanto a me abborro la pena di morte istituita dalle vostre leggi
e non ho per Luigi né amore né odio. odio solo i suoi
delitti. lo ho chiesto l'abolizione della pena di morte all'assemblea
che chiamate ancora costituente e non è colpa mia se i primi
principi della ragione le sono sembrati eresie morali e politiche.
Ma se voi non vi siete mai sognati di reclamarli in favore di tanti
poveri diavoli i cui delitti sono meno imputabili a loro che al
governo, per quale fatalità ve ne ricordate soltanto quando
si tratta di patrocinare la causa del più grande dei criminali?
Chiedete un'eccezione alla pena di morte proprio per il solo caso
che può legittimarla? SI, la pena di morte in generale è
un delitto e ciò per l'unica ragione che essa non può
essere giustificata in base ai principi indistruttibili della natura,
salvo il caso in cui sia necessaria alla sicurezza degli individui
o dei corpo sociale. Ebbene, la sicurezza pubblica non lo richiede
mai contro i delitti ordinari, perché la società può
sempre prevenirli con altri mezzi e mettere il colpevole nell'impossibilità
di nuocerle. Ma quando si tratta di un re detronizzato nel cuore
di una rivoluzione tutt'altro che consolidata dalle leggi, di un
re il cui solo nome attira la piaga della guerra sulla nazione agitata,
né la prigione, né l'esilio, possono rendere la sua
esistenza indifferente alla felicità pubblica, e questa crudele
eccezione alle leggi ordinarie che la giustizia ammette può
essere imputata soltanto alla natura dei suoi delitti. lo pronuncio
con rincrescimento questa fatale verità.
lo vi propongo di decidere seduta stante la sorte di Luigi. Per
lui, io chiedo che la Convenzione lo dichiari da questo momento
traditore della nazione francese e criminale verso l'umanità;
chiedo che essa dia al mondo un grande esempio nello stesso luogo
dove sono motti il 10 agosto i generosi martiri della libertà.
lo chiedo che questo memorabile avvenimento sia consacrato da un
monumento destinato a nutrire nel cuore dei popoli il sentimento
dei loro diritti e l'orrore dei tiranni, e nell'anima dei tiranni
il terrore salutare della giustizia dei popolo.
robespierre
(Da La rivoluzione giacobina, a cura di G. Cantoni, Milano,
1953)